| Agira |
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Agira è un paese dell'entroterra siciliano dalle origini antichissime che si perdono nella mitologia. Ad Agira il tempo si è fermato e ha conservato integre e vive tradizioni uniche, sapori travolgenti. Eretta sul monte Teja, Agira domina le colline circostanti e le valli del Salso e del Dittaino, i suoi paesaggi si perdono tra l'azzurro sconfinato del cielo, le sterminate colline che la circondano e le limpide acque del lago Pozzillo. Breve excursus storicoAgira vanta una storia millenaria. La sua origine si colloca già ai tempi delle prime frequentazioni umane nella zona interna della Sicilia e la sua storia interagisce con quella dei centri più interni dell’isola. Il suo stesso nome denota un’origine chiaramente greca se, come sostengono diversi studiosi, deriva dal greco Argyrion o Agyrion che significa argento. Sul suo territorio sembra, infatti, che fossero presenti delle miniere di argento ben visibili fino al secolo XVI. Il paese, in origine abitato dai Siculi, durante il periodo greco svolge un ruolo importante, secondo quanto scrive Diodoro Siculo, nella lotta tra Siracusa e Cartagine. Questo fatto permette agli abitanti di ottenere la cittadinanza siracusana. Nello stesso periodo la città è ricoperta di splendide opere pubbliche come alcuni templi ed il teatro, mentre è particolarmente fiorente il culto di Eracle. Recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce i magnifici resti dell'antica acropoli greca di Agyrion. Un'altra chiara testimonianza del periodo greco di Agira è costituita dal fatto che le imponenti chiese di Santa Maria Maggiore e del Santissimo Salvatore poggiano su templi greci. Diversi indizi portano a ipotizzare l'esistenza di uno splendido teatro che giace al di sotto della discesa Rosselli. Agira riveste notevole importanza anche nel periodo romano, durante il quale Cicerone la descrive incantato nelle sue Verrine. In seguito il paese passa sotto la giurisdizione dell’impero d’Oriente. Nel periodo bizantino sembra essersi sviluppato un importante cenobio basiliano, la cui importanza è dimostrata dalla menzione nelle agiografie di santi monaci dell’area italo-greca e da recenti studi sulla vita di S. Filippo, attribuita al monaco Eusebio. Di tale cenobio di rito greco non resta alcuna traccia, poiché molto probabilmente è stato abbandonato nel IX secolo senza alcun apparente motivo, anche se esso può essere ravvisato in una carestia o in un’improbabile repressione araba. Nel 1063 si combatte nel territorio tra Agira e Nicosia un’importante battaglia tra arabi e normanni nella quale resta ucciso il nipote del conte Ruggero, di nome Sano, dal quale la contrada prese il nome, mentre il conte Ruggero viene ospitato per alcuni giorni nel convento di Agira. Nel 1094 il convento di Agira viene ripopolato con monaci benedettini, ampliato ed arricchito con donazioni di suppellettile, rendite e feudi, mentre viene dedicato a S.Maria Latina. Nel periodo normanno vengono edificate diverse chiese tra le quali meritano particolare menzione quelle di S. Maria Maggiore e del SS. Salvatore. Ai normanni seguono gli svevi, dai quali nel 1215 viene edificata la chiesa di S. Margherita su quella che prima era una chiesa bizantina dedicata a S. Sofia con una cappelletta in onore di S. Sebastiano. Carlo V nel 1537 conferisce ad Agira il titolo di città e, in seguito al versamento di quindicimila formi, il privilegio di «meno e misto impero», mentre il territorio è aggregato al regio demanio e non può essere venduto, nè alienato, né pignorato, nè concesso in baronia. Alla città viene, inoltre, concesso il diritto di possedere il gonfalone, che è rosso con un’aquila bifronte mentre al centro campeggia su fondo azzurro la figura di S. Filippo in abiti sacerdotali. Nell’ottocento il numero della popolazione e la ricchezza di Agira iniziano a declinare per vari motivi, quali la mancanza di fondi pubblici, i dazi esorbitanti sui generi di prima necessità, l’ingordigia degli appaltatori delle tasse, lo spopolamento dovuto all’emigrazione e al fatto che molti avviano i figli alla carriera ecclesiastica, la mancanza di strade. |
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